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LE ORIGINI –
La mattanza è un sistema di pesca dalle origini molto antiche; si
pensi che si trovano cenni su di essa addirittura nell’odissea di
Omero. Con tutta probabilità, già i fenici praticavano questo
particolare tipo di pesca, anche se il caratteristico svolgimento
rituale odierno è stato acquisito dal popolo arabo. Anno dopo anno,
è ormai da secoli che i tonnarotti compiono per tradizione gli
stessi gesti di un tempo; canti e preghiere sonorano l’azione di
pesca. E il tonnarotto più esperto, detto “rais”, è il custode delle
modalità e dei segreti che oralmente sono stati tramandati di
generazione in generazione. Egli dirige la disposizione delle reti e
l’azione di pesca vera e propria, impartendo gli ordini a tutto il
gruppo e decretando infine l’uccisione dei tonni. |
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IL SISTEMA DI
PESCA – Cerchiamo di spiegare in breve il funzionamento della
tonnara. Nelle aree segnalate dai punti a terra tramandati per
secoli dai tonnarotti di un tempo, dove è ritenuto abbondante il
passaggio dei tonni, viene calata appunto la rete della tonnara.
Questa è composta da camere, all’interno delle quali il tonno entra
inconsapevole del suo destino e seguento il suo istinto; percorre la
rotta di migrazione che geneticamente gli è stata trasmessa, sino da
arrivare alla cosiddetta camera della morte, che trova però chiusa.
Nonostante essa sia sbarrata da una rete, il tonno non torna
indietro, e rimane indirizzato verso la sua rotta. Nel momento in
cui il numero dei tonni accumulati nella camera precedente a quella
della morte è notevole, la rete di divisione tra le due camere viene
ritirata, e si attende l’ingresso dei tonni nella camera successiva,
quella della morte appunto. A ingresso avvenuto, il rais grida “è
mattanza!”, e l’antico rito ha inizio. Questa camera è provvista di
una rete con fondo mobile, la quale issata dai tonnarotti costringe
i tonni a salire in superficie. Man mano che l’acqua a disposizione
dei tonni diminuisce, essi si dibattono, scontrandosi l’un l’altro e
iniziando un progressivo indebolimento. A questo punto i tonni
vengono issati a bordo delle chiatte tramite aste provviste di
grossi uncini e con l’utilizzo di paranchi per i tonni più grossi.
Lo sforzo che i tonnarotti compiono in quest’ultima fase è notevole,
spettacolare e pietoso allo stesso tempo: il mare si tinge di rosso,
le grida dei tonnarotti si confondono con i colpi di coda dei tonni
e gli spruzzi da essi generati. |