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Nostre - Catch & Release: l'indice di sportività di Alessandro Usai 1 - 2 |
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La pesca sportiva, nata verosimilmente solo di recente, per essere definita tale deve manifestare appunto la sportività del pescatore nello svolgimento della disciplina. Lo spinning è stato forse il precursore del "catch & release" (cattura e rilascia), simbolo di sportività assoluta e dimostrazione di un'azione di pesca eseguita totalmente per divertimento e passione. |
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ORIGINI, DIFFUSIONE E GIUDIZI - Son trascorsi parecchi anni da quando in America si iniziò a praticare il catch & release, detto anche "No kill" (non uccidere). Questa scelta fu fatta per salvaguardare il patrimonio ittico, e i dati disponibili oggigiorno a riguardo dimostrano che questa filosofia di pesca ha dato risultati veramente soddisfacenti. Solo più di recente il catch & release ha preso piede in Italia e negli altri paesi europei, soprattutto tra i praticanti dello spinning, che hanno seguito appunto i primi passi degli americani. Purtroppo non tutti riescono mentalmente a capacitarsi e motivarsi in tal senso, e cercano scuse e motivazioni per non praticarlo. C'è chi si sente in pieno diritto di portare a casa ciò che cattura, citando nervosamente le spese che ha dovuto sostenere in artificiali e attrezzatura, e chi obietta sostenendo che il rilascio del pesce da parte dei pescatori sportivi non salverà comunque il depauperamento della specie ittica portato avanti dai pescatori professionisti.....Uno scarica barile insomma! |
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Non voglio fare l'ipocrita, credo anch'io che portare la preda a casa abbia un senso, seppure con differenti motivazioni e in determinate circostanze; ognuno di noi deve tuttavia imprimersi un regolamento morale proprio al quale attenersi scrupolosamente senza cadere in tentazione. Potrete vedere come molte volte si avrà più soddisfazione a vedere la preda mentre riprende libertà che sentirla morire in un sacchetto di nylon tra il suono degli ultimi colpi di coda. |
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LEGGE E MORALITA' - Innanzitutto bisogna sapere che la legge italiana e quella europea hanno disposto per la pesca sportiva delle limitazioni, applicate sia al peso complessivo del pescato, sia alla taglia minima consentita per ciascuna specie. Attenersi alla legge è un dovere, e già questo è un senso di rispetto per il mare, oltre che alle istituzioni. A ciò ognuno di noi potrebbe poi applicare un regolamento morale, una "legge nella legge" che aiuterebbe ulteriormente il ripopolamento dei nostri mari. Un esempio: prendere 5 chili di occhiate, il che equivarrebbe a circa 12-14 pezzi, per lo Stato Italiano è legittimo; ma ha un senso? Chi se li mangia 5 chili di occhiate? Molte volte pescate così vanno a finire nella pattumiera, un po' perché nessuno in casa vuole pulire i pesci, un po' perché il pescato è comunque "oltre" il fabbisogno alimentare della famiglia........Tanto vale darsi una regolata sul luogo di pesca! Non potremo esporre la foto con i 14 pezzi appesi ad un filo (peraltro "spregevole"), ma quando riandremo a pescare ci sarà qualcuno ad attenderci là tra le onde. Come già detto poi, la legge impone delle taglie minime per ogni pesce, al di sotto delle quali trattenere la preda significa commettere reato. Il rispetto di queste limitazioni sarebbe già un passo avanti in un Italia dove queste limitazioni sono sconosciute ai più o peggio ancora "volutamente dimenticate". |
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La cernia, la
ricciola, la leccia, per citarne alcune, sono prede che troppe volte,
per ignoranza o per disonestà pura, sono state portate a casa
sottomisura e talvolta in sconsiderata quantità. Appreso ciò, se
stiamo riuscendo ad entrare completamente nell'ottica del pescatore
sportivo, quello "vero", queste limitazioni potremo
moralmente estenderle, ed accrescere con giudizio la taglia minima
consentita di alcuni pesci. |
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