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Nostre - Spinning dalla barca: dentici nei reef di Alessandro Usai 1 - 2 |
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Nonostante il calendario decretasse la fine dell’estate, qui in Sardegna ad Ottobre il clima estivo la fà ancora da padrone, ancor più quando accompagnato dai tiepidi venti meridionali. E allora si và al mare, a gustare le ultime giornate calde, ad alimentare la nostra passione…La pesca. E vivere il mare staccandosi dalla costa dà ancor più un senso di libertà e di relax, con il corpo e la mente lontani dalla routine, dal lavoro, dagli impegni…Perché la pesca è tutto, fuorché routine! Quando lanci l’artificiale in mare hai un’ idea più o meno precisa di cosa potresti catturare, ma non hai mai la certezza di ciò che, nel bene e nel male, potresti trovare attaccato alle tue ancorette! Un mazzo di alghe strappato dal fondo dalle reti a strascico? Una busta di nylon gettata incautamente da un incauto pescatore? Un cefalo che incuriosito affiancava l’esca? Si, ma anche una bella preda, inaspettata, un degno avversario…Un dentice ? Si, proprio un dentice ! |
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PRONTI, VIA... SI PARTE ! - Il sole era sorto da qualche ora, spirava un vento calante di libeccio, caldo, amico e nemico della nostra uscita. Aveva soffiato per due giorni, il mare era formato, vivo: tutto dava a pensare ad una bella giornata di pesca. Ma allo stesso tempo l’onda lunga lasciataci in regalo da quel libeccio che si affievoliva, ci frastornava le tempie e lo stomaco. Le canne da spinning e da traina erano a bordo, pronte all’uso. L’isola della Vacca, la nostra meta, era contornata sul lato ovest da una bella risacca. E con lo sguardo fisso su di lei e la prua del nostro gommone ben diretta, io e mio padre prendevamo velocemente il largo. Sulla rotta di navigazione, un poco più a ovest e a circa un miglio dalla costa, si trova una secca affiorante denominata “la piramide”. Anche lì la situazione era invitante: il mare infrangendosi su questo reef artificiale, fatto di un blocco di cemento, formava un’ampia zona di risacca, che faceva da tetto alla caduta della reef stesso, sul lato est. |
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ATTREZZATURA LIGHT E MINNOWS COLORATO - Desideroso dell’incontro con un branco di barracuda che qui solitamente staziona in queste condizioni, dirottai il natante sulla nuova meta. Sportivissimo e forte della possibilità di seguire l’eventuale preda fuori taglia nella sua fuga, montai un piccolo mulinello da “light spinning”, imbobinato con 130mt di lenza 0.30, su di una cannetta leggerissima con potenza di lancio 10-30, lunga 2,10 mt. L’esca? Ovviamente un minnow, modello da 9 cm, del peso di 12 grammi, tinto di una livrea chiara con qualche tocco di colore acceso sulla testa. |
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VARI LANCI MA... NULLA - Disposto il gommone a dovere, iniziammo lo scarroccio in modo da attraversare la caduta della secca da sud-ovest verso nord-est, lanciando l’artificiale perpendicolarmente alla nostra traiettoria, laddove il mare schiumava. Nonostante tutto facesse pensare ad uno strike imminente, non accadde nulla. Niente: tanti lanci ma nemmeno una tocca, un qualsiasi segnale di vita. Fatte due passate spinti dal vento e dalla corrente, decidemmo di tornare sui nostri passi e dirigerci quindi verso l’isola della Vacca. Pochi minuti di navigazione e il mio minnow nuotava tra le acque mosse dell’isola, anch’esse così invitanti ed apparentemente generose. Provai prima nei pressi dell’isolotto del Vitello, che dista un centinaio di metri dalla Vacca, poi sul lato sud-ovest dell’isola. Che dire: uno scenario fantastico, un sonoro di onde che si infrangono degno di un colossal….Ma di un pesce, predatore nello specifico, nemmeno l’ombra. Ormai sconfitto, tentata la sorte anche in questa zona, deposi le armi e iniziammo così la traina leggera alla ricerca del vivo, per insidiare poi con questo prede più interessanti. Fu però un altro fiasco, e ormai giunto il pomeriggio, il veloce gommone riprese tristemente la via del rientro...Non era andata bene. |
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L'ULTIMA CHANCE
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Ma la visione
della piramide ancora “imbiancata”, scosse l’intraprendenza e la
voglia di rivincita che sta dentro ognuno di noi quando la battaglia
sembra ormai persa. E riprovai allora ancora una volta ad
ispezionare l’area di risacca, sempre con il sistema dello
scarroccio; gettare un’ ancora qui attorno, dove il fondo rimane
contenuto tra i 3 e i 15 metri, avrebbe sicuramente spaventato gli
eventuali predatori in caccia…Meglio non correre questo rischio,
meglio non creare scusanti agli insuccessi che si prospettano. |
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