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Nostre - Palamite a drifting leggero di Alessandro Usai |
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Nelle battute di bolentino profondo, l'esca più usata è la sardina. E' chiaro che dopo ore di pesca, quel sali e scendi di inneschi multipli di sarda può richiamare qualche bel pesce sin sotto l'imbarcazione…E può essere quindi opportuno bolentinare a mezz’acqua, in una sorta di drifting leggero…Palamite a go go !!! |
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NASCE L'IDEA - Quando normalmente si fa drifting, che si tratti di drifting leggero alle palamite o al tonno, è risaputo che si pastura con la sardina. Tagliata a pezzetti, triturata e a tocchetti, si buttano chili e chili di pezzetti di sarda in corrente, per richiamare con la sua scia oleosa le mire della battuta, cioè tonni, palamite o altri pesci pelagici di minor entità che passano nei paraggi. Quando si pratica il bolentino di profondità, si pesca generalmente con 5-7 ami per canna, tutti innescati a con la sarda, l'esca più economica e più gradita dalle possibili prede della tecnica. Ipotizzando un minimo di due pescatori per barca, anche se in genere si pesca più numerosi, immaginate la scia olfattiva di pastura che in ore e ore di pesca possono emanare tutti questi inneschi che scendono solitamente ad un centinaio di metri di profondità, se non oltre. Perdendo subito i liquidi odorosi più superficiali, i tocchetti di sarda producono in corrente un forte richiamo per qualsiasi preda di superficie e di mezz’acqua ! Perché non sfruttare quindi questa forma di pasturazione indiretta per tentare qualche bel pezzo? Una canna gettata in superficie non disturba sicuramente durante una battuta di bolentino profondo, visto che tutti i bolentinari hanno le lenze che vanno giù diritte...Basterà tenerla in un portacanna posto in una zona poco trafficata della barca e stare in attesa che qualcuno chiami...E se la zona è buona...Questo accadrà ! |
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PRIMI TENTATIVI - Provammo questa tecnica in una giornata di mare calmo, mentre pescavamo da alcune ore sui 130 metri di profondità. Non eravamo organizzati in proposito, quindi non avevamo con noi i terminali da drifting. Legammo allora direttamente alla lenza madre in bobina un amo del 6/0 a becco d’aquila, innescato con una sarda privata della testa. |
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La fune dell’ancora era legata a prua, il natante era disposto con la corrente che andava da prua a poppa, e lasciammo quindi dietro l’imbarcazione circa 40 metri di lenza morta, lenza che non ci dava nessun disturbo visto che pescavamo a bolentino sui lati del natante. La corrente non era tanta e il filo prese una buona diagonale; presumo che l’esca fosse in pesca circa 15 metri sotto la superficie. Continuammo indifferenti a pescare a bolentino, trascorsero forse due ore che nessuno pensava più a quella lenza gettata in corrente…Tanto ervamo assorti nella pesca a fondo che quando partì il cicalino, tutti ci guardammo l’uno l’altro, ognuno pensando fosse il mulinello del pescatore affianco! Nessuno di noi si ricordava più di quella canna in pesca a mezz’acqua! Chiusi il freno, ferrai prontamente e dopo qualche minuto di combattimento, la sospresa fu grande… Una palamita di dimensioni notevoli si era pappata la sarda! E a seguire ne arrivò un'altra, subito appena ricalato l’innesco…Da quella volta, una canna gettata in corrente durante le battute di bolentino profondo c’è sempre dietro la nostra poppa…! |
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L’ATTREZZATURA - In questa tecnica è opportuno non andare troppo sul leggero, perché se non si conosce bene la zona di pesca, non si sa cosa si potrebbe agganciare…E se arriva il tonno, il pesce spada o una grossa lampuga, con un’attrezzatura troppo leggera le probabilità di portare a bordo la preda si fanno prossime allo zero. Consiglio quindi un’attrezzatura media, per non trovarci impreparati nel caso di prede da Big Game. |
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Una canna da 20-30 libbre abbinata ad un mulinello rotante di qualità dello 4/0, imbobinato con un buon filo dello 0.60 diretto o con un filo più fine accompagnato da un finale da 40-50 libbre, andranno benone…Le palamite, che sono tra le prede più comuni di questo tipo di pesca, hanno dei dentini abbastanza taglienti, e quando si è recuperata la preda e la si slama, il terminale è sempre da sostituire; meglio quindi andare sul sicuro per tutelarci da eventuali rotture durante il combattimento, in modo anche da non lasciare a nessun pesce la sventura di dover vivere con un grosso amo conficcato sul palato. Come ami, vanno bene in genere i modelli a becco d’aquila, nelle misure dal 5/0 al 8/0, come pure gli ami di tipo circle hooks…Anche se, vista la foga con cui le palamite attaccano l’esca, in genere preferisco i primi, per far autoferrare la preda durante la fuga semplicemente chiudendole di botto il freno, ancor prima di togliere la canna dal portacanne e iniziare il combattimento. QUALCHE TRUCCO - La tecnica di pesca così come è stata riportata finora, di per se paga; ma se vogliamo, possiamo adottare inoltre qualche piccolo trucchetto. Durante la battuta di bolentino, quando inneschiamo gli ami, potremo gettare le testa della sardine in acqua, così pure le frattaglie di esca trovate sugli ami quando li puliamo per i nuovi inneschi; questi pezzetti di pesce che calano lentamente verso il fondo, daranno un richiamo anche visivo oltre a quello olfattivo prodotto dalla scia oleosa…E renderanno più credibile quella sarda senza testa ferma a mezz’acqua. E buon uso inoltre tenere d’occhio l’ecoscandaglio; se notassimo che i pesci sono in movimento oltre i 30 metri di profondità, dovremo affondare leggermente l’esca con 30-40 grammi di piombo, per darle una buona visibilità e portala per così dire "a tiro". |
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CONCLUDENDO
- Talvolta il branco di palamite o degli altri pesci che dovessimo
catturare, rimane sotto l’imbarcazione. Evitiamo in questi casi di
esagerare con le catture e limitiamoci ad una preda per pescatore,
in modo da divertirci tutti senza decimare i branchi, nel rispetto
del mare, del nostro futuro di pescatori (…ti lascio libero oggi per
ritrovarti anche domani) e di madre natura che tanto ci ha dato...E
tanto ci darà, se non abusiamo. |
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