Sbarco di immigrati clandestini sulle coste Sarde   di Alessandro Usai 

Già da tempo i Tg locali annunciavano quasi quotidianamente gli sbarchi clandestini di immigrati algerini e tunisini sulle coste della Sardegna, ma mai ci saremo aspettati di imbatterci in un incontro ravvicinato durante una battuta di pesca. Era piena estate e l'alta pressione che aveva regnato incontrastata da giorni ci aveva spinto al largo per una battuta di pesca a bolentino profondo, quando in tarda serata accadde che.....

IL FATTO - La giornata aveva dato i suoi frutti, stavamo infatti ritirando le attrezzature da pesca, quando un sibilo quasi impercettibile solleticò le nostre orecchie: << C’è forse qualcuno che sta pescando “più fuori”? >>, ci chiedemmo, visto che il rumorino di motore marino proveniva ancor più dal mare aperto. << Ci sarà un’altra posta buona qualche miglio più a sud? >> Queste le domande che da buoni pescatori ci ponevamo irrequieti! Ma nessuno era passato dinanzi a noi durante tutta la giornata: l’imbarcazione doveva essere quindi arrivata dalla parte opposta, ovvero dalla Tunisia o dall’Algeria ! Puntammo i binocoli nella direzione del rumore, ma si vedeva solo un puntino, troppo poco per capire di cosa si trattasse. Pescatori di pesci spada? O di aragoste? Ma nel mentre che si sparavano ancora varie ipotesi, la realtà si materializzava sempre più vicina, sottoforma di una imbarcazione tipicamente africana dalla quale sbucavano solamente tante teste.

PRIMO CONTATTO - A bordo tutto era già stato sistemato per il rientro e a parte questo ci sembrava doveroso andare incontro ai naviganti nel caso avessero avuto bisogno di qualcosa, di un aiuto. Al nostro avvicinarci interruppero la corsa e misero il motore in folle; erano veramente tanti rispetto alla dimensione della barca, e solo da vicino si potevano scorgere le altre persone che stavano sdraiate sul fondo della piccola imbarcazione…Ne contammo in tutto diciassette.

 

ULTIME MIGLIA PER LA SARDEGNA - Chiedemmo loro se era tutto okay e fecero cenno affermativo con la testa; ci chiesero una fune per trainarli fino a riva, ma noi ci rifiutammo, visto che il motore di cui disponevano era in realtà ben efficiente…Chissà, forse non volevano farci vedere chi lo guidava, per non far cadere la colpa di “scafista” su nessuno di loro, in caso di indagine. Ci chiesero in che direzione dovevano navigare , e dopo averci fatto cenno di allontanarci da loro, come per magia la fune non serviva più e ripresero la navigazione. Chiaramente non li lasciammo al loro destino, ma li scortammo fino a terra, dopo aver avvisato le forze dell’ordine; che però non intervennero, perché avevano tutti i mezzi impegnati in altre faccende estive. Ci chiesero di tenere la situazione sotto controllo e di comunicare ogni spostamento dell’imbarcazione, fino allo sbarco.

LO SBARCO - Dopo circa due ore “gli stranieri” arrivarono in una cala dietro Capo Teulada, e lì sbarcarono. Prima gettarono in mare circa una decina di bidoni vuoti, che avevano contenuto il carburante utilizzato per la traversata, e il GPS; poi fecero affondare il motore della barca, e abbandonarono quindi la stessa sulla riva. Si lavarono con dei bidoni di acqua dolce presi dalla barca e si cambiarono; ci salutarono e s’incamminarono nell’entroterra sardo sparpagliandosi per gruppi. Solo l’indomani le forze dell’ordine ne recuperarono 15, segnalati dagli abitanti della zona.

 
 

CONCLUSIONI - Gli sbarchi clandestini sono in questi anni notevolmente diminuiti; ma vi assicuro che fa riflettere vedere di persona questi ragazzi che attraversano il mare aperto a bordo di quella che è poco più che una zattera…Per arrivare in un’Italia, in una Sardegna, che non ha sicuramente molte ricchezze da offrire, visto il numero crescente di emigranti…Stanno forse molto peggio di noi? Cosa cercano? Queste le domande che viene spontaneo porsi.

 
 

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